UNA NUOVA LEGGE REGIONALE SULLA LIBERTA’ RELIGIOSA. MIRACOLO DELLA MEDIAZIONE.

17 Marzo 2026

UNA NUOVA LEGGE REGIONALE SULLA LIBERTA’ RELIGIOSA. MIRACOLO DELLA MEDIAZIONE.
Il 24 febbraio il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato all’unanimità una legge che istituisce una giornata in memoria dei fatti del 1848, da celebrarsi ogni anno il 17 febbraio. Questa nuova ricorrenza valorizza una specificità piemontese: il nostro territorio, infatti, fu apripista del riconoscimento dei diritti civili alle minoranze religiose, grazie alla firma delle Regie Lettere Patenti il 17 febbraio 1848 in favore dei valdesi e al successivo riconoscimento dell’emancipazione degli ebrei il 29 marzo dello stesso anno.
Il 1848 è pertanto una data spartiacque, che pose fine a secoli di sanguinaria e crudele discriminazione e persecuzione.
Dopo il 1848, queste minoranze religiose ottennero la cittadinanza, poterono iscriversi all’università e godere dei diritti civili e politici e furono ammesse alle cariche civili e militari. Nel centro di Torino sorsero la Sinagoga e il Tempio Valdese e finalmente fu sancito che era possibile convivere nella diversità, accettare il pluralismo e riconciliarsi.
Il riconoscimento della cittadinanza alle minoranze religiose segnò una tappa nel lungo cammino che avrebbe condotto il nostro Paese alla democrazia. L’uguaglianza dei cittadini a prescindere dal credo professato è una conquista piemontese che dal 1848 è giunta infatti sino alla Costituzione italiana del dopo guerra - con la triste parentesi delle leggi razziali – e permane come impegno attuale.
Grazie alla nuova legge regionale, il cui iter è durato un anno e mezzo, il Piemonte continua ad essere faro dello stato di diritto, modello di dialogo e punta avanzata della cultura liberale.
In un’Italia in cui le identità religiose e culturali si evolvono, le attività previste dalla nuova legge regionale potranno contribuire a promuovere l’eguale libertà delle fedi, che è termometro di ogni altra libertà, diritto umano fondamentale, premessa della pace e tassello essenziale della convivenza democratica. La legge ha anche l’obiettivo di lenire le ferite del passato e stimolare un dibattito sull’inclusione di tutte le attuali componenti della comunità piemontese.
Ricordare le conquiste giuridiche della storia del nostro Piemonte può inoltre far crescere la sensibilità verso quei Paesi del mondo in cui la libertà religiosa è ancora negata e verso quelle fedi che in Italia attendono tutt’ora un riconoscimento.
Può anche essere un antidoto ai recenti rigurgiti antisemiti e un monito a difendere la non confessionalità delle istituzioni civili, a confermare la moderna distinzione tra potere politico e religioso, a riconoscere il ruolo comunitario e non solo privato delle fedi.
Spero altresì che la nuova legge piemontese possa essere un segnale extra regionale, vista l’assenza di una legge nazionale sulla libertà religiosa.
Il voto all’unanimità del Consiglio Regionale sulla prima legge di questa legislatura proposta dall’opposizione è il frutto di una lunga e faticosa mediazione e di una paziente attività emendativa. Mediazione: parola desueta e poco praticata, anche nell’attuale dibattito sul referendum costituzionale, parola nobile, in un tempo di esasperata polarizzazione, permanente demonizzazione dell’avversario, forzato manicheismo e declassamento del dialogo ad una forma di inciucio. La mediazione è un approccio metodologico che mette in conto che anche la controparte possa avere dei buoni argomenti. Così si rafforza la fiducia reciproca, si incivilisce il dibattito e la democrazia stessa ne trae beneficio.
Grazie al metodo della mediazione, il Consiglio Regionale ha ritrovato un protagonismo legislativo rispetto alla Giunta e si è dotato di uno strumento in più per promuovere il rispetto delle minoranze e i diritti di cittadinanza, temi attualissimi e strategici.
Mi sembra un buon risultato, nel merito e anche nel metodo.
Monica Canalis, consigliera regionale PD e prima firmataria della nuova legge regionale

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