LA POLITICA CHE SERVE

13 Marzo 2018

LA POLITICA CHE SERVE

1/3/2018

http://www.sermig.org/nponline/163-articoli/19532-la-politica-che-serve

Primo Mazzolari, rivolgendosi ai credenti impegnati in politica, che talvolta vorrebbero scappare, scrisse: «Una cella è ben più riposante di un seggio parlamentare. Ma in una cella non sempre c’è più Dio. Ogni testimonianza è una tempesta d’anime. Rimanete dunque, come rimane la sentinella agli avamposti, come rimane il capitano sulla nave che affonda: rimanete come deve rimanere un cristiano ovunque lo collochi Iddio: anche sulla croce».

Renato Rosso, missionario fidei donum tra i popoli zingari dell’Asia, ricorda ai cristiani che faticano a tener fede al loro impegno pubblico: «Se anche vi offrissero di lasciare tutto per andare su un’isola a servire i lebbrosi, non abbandonate il vostro impegno politico, perché è lì che siete chiamati a servire i poveri ed il vostro servizio è ancora più prezioso».

Sono parole che definiscono il senso profondo della politica. La politica è innanzitutto una vocazione a cui alcuni cristiani sono chiamati, alta ed esigente quanto le altre vocazioni. Come ogni forma di servizio, va portata avanti anche quando regala irriconoscenza e persecuzioni. In quanto vocazione, è una strada che può avvicinarci a Dio e alimentare la nostra sete di infinito. Il cristiano che fa politica, nel vivere la propria vocazione, dà un senso alla propria vita e lavora per dare un senso anche alla vita degli altri, creando strutture di giustizia, favorendo la coesione sociale e i legami di comunità, lottando per difendere e promuovere una vita degna per i bambini, per i poveri e per le minoranze, siano esse disabili, stranieri o omosessuali. La politica mette in contatto con il potere e la visibilità e quindi è fonte di grandi tentazioni per il cristiano, al pari degli altri uomini. Solo tenendo vivo il confronto con la propria comunità si possono dominare queste tentazioni ed evitare che il naturale desiderio di realizzazione personale degeneri in vanità e opportunismo.

Nella Lettera a Diogneto si ritrova uno splendido ritratto dei cristiani: «I cristiani abitano ciascuno la propria patria, ma come stranieri residenti; a tutto partecipano attivamente come cittadini, e a tutto assistono passivamente come stranieri; ogni terra straniera è per loro patria, e ogni patria terra straniera. I cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo».

Il cristiano è quindi chiamato a non essere del mondo, ma al tempo stesso a non estraniarsi dal mondo, deve sentire come un dovere l’esercizio della propria cittadinanza e, in alcuni casi, l’accettazione della vocazione politica. Il cristiano che fa politica si sentirà spesso “pecora in mezzo ai lupi”, avrà spesso voglia di scappare, ma potrà, attraverso il servizio politico, incontrare i poveri e attraverso i poveri incontrare Dio.

 

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