
Puntare sulla formazione e sul coordinamento con le forze sociali e di ricerca.
Monica Canalis
9.9.2026
Oggi è stata incardinata nella terza commissione del Consiglio regionale del Piemonte una mia proposta di legge, intitolata “Disposizioni per la tutela dei lavoratori penalizzati dall’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale”. L’iter durerà alcune settimane e auspicabilmente porterà all’adozione di una legge.
La diffusione dell’intelligenza artificiale (IA) offre nuove opportunità, ma al tempo stesso pone nuove sfide.
Lo scopo della proposta di legge è quello di attraversare la transizione tecnologica in atto senza mettere a repentaglio la tenuta sociale. Si paventa infatti una consistente perdita di posti di lavoro se il veloce processo di introduzione dell’intelligenza artificiale nei sistemi produttivi non viene accompagnato da una riduzione del divario digitale che storicamente caratterizza la forza lavoro italiana. La Regione può far leva sullo strumento della formazione professionale, di cui detiene la competenza esclusiva, per potenziare il capitale umano e agire preventivamente sull’impatto di questa nuova rivoluzione industriale.
Il saldo tra i posti creati dall’IA e quelli persi a causa delle nuove tecnologie interesserà, in particolare, le mansioni non toccate dalle precedenti transizioni tecnologiche. Secondo uno studio condotto da Goldman Sachs e reso noto nel 2023, i posti a rischio, a livello mondiale, a causa della diffusione dell’IA, sarebbero 300 milioni. In Europa la figura lavorativa che desta maggiori preoccupazioni è quella degli impiegati (45%), seguita dai tecnici (34%), professionisti (31%), dirigenti (29%), membri delle forze armate (22%), lavoratori specializzati in agricoltura, silvicoltura e pesca (21%), addetti ai servizi e alle vendite (15%), impiegati in occupazioni elementari (8%), operai (7%) e artigiani e affini (4%)”. Anche i designer, i consulenti finanziari e gli avvocati potrebbero essere sostituiti in molte mansioni. Vengono insomma colpite soprattutto le professionalità intermedie ed i servizi, quel ceto medio già fortemente indebolito negli ultimi anni.
L’IA potrà essere motore si sviluppo in molti settori, dalla sanità all’agricoltura alla competitività industriale, ma determinerà una scomparsa di posti di lavoro più rapida della creazione di nuove professionalità (oltre a comportare dei rischi legati al grande consumo energetico e alla cattura delle innovazioni da parte di pochi soggetti privati, principalmente non europei).
Le precedenti transizioni tecnologiche hanno comportato una perdita di posti di lavoro in specifici settori, non compensata da politiche pubbliche in grado di agire per tempo. Ci sono stati quasi esclusivamente interventi ex post, non sistemici e spesso rivolti alla salvaguardia della singola impresa.
Con questa proposta di legge, ci si pone l’obiettivo della tutela ex ante dei posti di lavoro e del potenziamento del capitale umano tramite due strumenti:
il varo di un piano triennale di formazione per le persone operanti nei settori giudicati più a rischio di essere sostituite e di ricollocazione delle persone che perderanno il lavoro a causa dell’intelligenza artificiale
la creazione di un tavolo di coordinamento tra Regione, atenei, agenzie formative, centri di ricerca, sindacati e organizzazioni datoriali.
Per adattare i percorsi di formazione professionale che rafforzino le competenze dei lavoratori e li riqualifichino, si prevede uno stanziamento annuo di 500.000 euro. Oggi il mercato segnala la necessità di nuove figure professionali in grado di governare l’IA, ma i nostri circuiti formativi non sembrano ancora in grado di produrle, quindi un investimento sulla formazione è più che mai opportuno.
Il cuore della legge è quindi la formazione continua per i lavoratori occupati e la riqualificazione di quelli disoccupati, attraverso politiche pubbliche molto forti che agiscano preventivamente.
La politica può decidere quale impatto devono dispiegare le rivoluzioni tecnologiche e come tenere i diritti e la dignità dei cittadini al centro, come abbracciare i vantaggi e mitigare i rischi. L’IA deve estendere e non sostituire le capacità umane, mettendo in conto che bisognerà ridurre le ore di lavoro (“reduce”), formare il personale (“retrain”) e ridistribuire il profitto creato dall’IA (“reshare”).
Saranno anche necessarie campagne di sensibilizzazione collettiva in grado di coinvolgere tutte le fasce di popolazione in questa trasformazione digitale, per non far sentire nessuno escluso e per prevenire possibili impatti negativi sulle nostre democrazie, già profondamente connotate da disuguaglianze sociali, economiche e professionali, che l’IA deve contrastare e non amplificare. La politica deve guidare il processo e scongiurare nuovi divari.
Come ci ha detto Papa Leone XIV nell’Enciclica Magnifica Humanitas, punto 140: “Ogni tecnologia educa chi la utilizza. Educare all’uso dell’IA implica quindi educare a decidere quando e per cosa non usarla”.
Monica CANALIS – prima firmataria della proposta di legge regionale sulla tutela dei lavoratori penalizzati dall’impiego dei sistemi di Intelligenza Artificiale