FONDI EUROPEI: UN TEST PER LA MATURITA' DELL'ITALIA (E DEL PIEMONTE).

28 Luglio 2020

FONDI EUROPEI: UN TEST PER LA MATURITA' DELL'ITALIA (E DEL PIEMONTE).

La globalizzazione ha velocizzato la diffusione del virus, ma può velocizzare anche la condivisione delle scoperte scientifiche, dei protocolli di cura, delle sperimentazioni del vaccino e dei piani di rilancio economico. Le guerre hanno diviso l’umanità, mentre questa epidemia, seppur a prezzo di vite umane, può unirci contro un nemico comune che non ha bandiera politica. Segnali positivi in tal senso si stanno manifestando in Europa. Nelle prime settimane dell’epidemia gli Stati membri non avevano mostrato uno spirito di solidarietà. Era infatti mancata la condivisione delle mascherine e degli altri Dispositivi di Protezione Individuale, il Meccanismo Europeo di Protezione Civile non aveva funzionato, c’era stata resistenza a nuove misure finanziarie comuni. Poi, a poco a poco, si è attivato un processo condiviso, che può davvero essere una svolta storica: in questi cinque mesi infatti l’UE ha fatto di più che nei cinque anni che ci vollero dopo la crisi del 2008.

Ricordiamo:

  • L’intervento sul mercato secondario dei titoli di stato per un valore di 750 miliardi di Euro dalla Banca Centrale Europea (BCE),
  • 540 miliardi di euro di crediti per il sistema della PMI dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI),
  • i 100 miliardi di euro per SURE, assicurazione europea della disoccupazione di breve periodo,
  • una quota di Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) dedicata, senza condizionalità, esclusivamente alle spese sanitarie dirette o indirette (37 miliardi per l’Italia),
  • la possibilità di ripianificare parte dei fondi regionali non ancora spesi, per altri 22 miliardi, pari al 66% del volume assegnato all’Italia per il periodo 2014-2020,
  • fino al Recovery Plan da 750 miliardi approvato la scorsa settimana, di cui 209 miliardi solo per l’Italia, 82 di sovvenzioni a fondo perduto e 127 di prestiti.

Un volume di 5 trilioni di Euro, cinque volte superiore al Piano Marshall a prezzi correnti.

Mentre il Recovery Plan non sarà disponibile prima del 2021, i fondi del MES sono già disponibili e rappresentano un’occasione irripetibile, trattandosi di soldi già disponibili, a tasso di interesse bassissimo, finalizzati ad una delle maggiori urgenze del nostro Paese, quella di ridisegnare la sanità territoriale e ammodernare le strutture sanitarie inadeguate.

Occorre quindi sostenere con forza l’utilizzo di questi fondi e nel contempo attuare le riforme correlate al ricevimento del Recovery Fund. Questa mole finanziaria è un’occasione inedita, ma anche una prova per la maturità del nostro Paese, dovendo spendere grandi quantità di denaro, in tempi rapidi, con regole burocratiche snelle e massima trasparenza. Questo vale anche per il Piemonte, che, oltre ad essere coinvolto nell’utilizzo del MES avendo la competenza in materia sanitaria, deve fare i conti con alcuni ritardi sull’utilizzo dei fondi della programmazione 2014-2020.

Sul FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, destinato alla promozione degli investimenti in ricerca, innovazione, digitale, energia e riduzione degli squilibri regionali in Europa), il Piemonte ha speso finora circa 265 milioni, corrispondenti al 27% del budget a disposizione (su un totale di 965,8 milioni di Euro, che include il co-finanziamento nazionale, il contributo dell’UE è di 493 milioni, pari al 50% del budget totale). Però l’ammontare degli impegni è del 119%, già ben oltre la dotazione del programma.

Sul FSE (Fondo Sociale Europeo, destinato al miglioramento dell'occupazione, dell'integrazione sociale della qualità e della produttività), il Piemonte ha speso finora circa 500 milioni, corrispondenti al 57% del totale del programma (su un totale di 872,3 milioni di Euro, che include il co-finanziamento nazionale, il contributo dell’UE è di 436 milioni, pari al 50% del budget totale.

Vale la pena attivare le migliori energie per cogliere queste opportunità, dimostrando di avere da un lato la capacità progettuale e dall’altro la forza di mobilitare i capitali privati ad integrazione di quelli europei. Occorre altresì migliorare la performance regionale di spesa dei fondi della vecchia programmazione comunitaria 2014-2020 per dare all’Europa un segnale di efficienza e di ricettività.

Insomma, ci aspettano mesi in cui dovremo dimostrare di essere all’altezza di questo piano epocale per non perdere un treno che difficilmente tornerà.

Monica Canalis

28.7.2020

 

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