Cronaca Qui – disabilità – Intervista Monica Canalis

15 Dicembre 2019

Cronaca Qui – disabilità – Intervista Monica Canalis

Una tragedia che scuote le coscienze ma, soprattutto, interpella le istituzioni. Ad Orbassano, una donna di 85 anni ha ucciso la figlia disabile, per poi tentare il suicidio. Un dramma della disperazione, nato dalla paura per il destino che avrebbe atteso quella donna di 42 anni, una volta scomparsi i genitori. Una paura che accomuna tante famiglie che assistono figli con gravi disabilità. In Italia le persone con disabilità sono 3,2 milioni (di queste 2,5 sono anziani), 600mila vivono in situazioni di grave isolamento, 204mila completamente sole. I disabili gravi con meno di 65 anni che vivono soli sono 38mila, quelli che vivono con genitori anziani 89 mila. In Piemonte, come ricorda l’Anfaas, la disabilità coinvolge oltre 200mila persone, di cui la metà anziani e 14mila studenti. Nel 2016 il Parlamento ha approvato una legge importante, la “Dopo di Noi”, con l’obiettivo di aiutare le persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, o perché sono mancati entrambi i genitori o perché questi non sono in grado di prestare assistenza. Monica Canalis, 39 anni, una vita trascorsa nel volontariato e nel sociale (in particolare nel Sermig), oggi è consigliera regionale del Pd, e membro della IV Commissione Sanità e Politiche Sociali dell’Assemblea regionale.

1-Consigliera Canalis, nonostante la legge “Dopo di Noi”, succedono fatti drammatici come quello di Orbassano. Perché? Cosa si può fare per non lasciare sole queste famiglie?

Oltre a sostenere e riconoscere i caregiver familiari, con misure di tutela previdenziale e di malattia, è fondamentale promuovere la vita indipendente delle persone disabili: gruppi appartamento, alloggi di autonomia, servizi diurni residenziali, messa a norma delle abitazioni di proprietà, soggiorni riabilitativi, cure domiciliari, in applicazione della Legge 112/2016, che propone per la prima volta un piano volto a supportare i disabili gravi dopo la perdita del sostegno dei genitori. La Regione Piemonte ha avviato un programma attuativo di questa Legge finanziando con appositi bandi i Gruppi appartamento e gli Alloggi di autonomia (1.092.000,00 euro per il 2018 e 1.639.000,00 euro per il 2019). I bandi sono destinati a singoli comuni, Asl; Enti gestori delle funzioni socio- assistenziali, Ipab e Apsp, Enti religiosi legalmente riconosciuti, Cooperative sociali, Fondazioni e Associazioni.

E’ necessario che ci sia un’omogeneità territoriale di questi strumenti, mentre, purtroppo, assistiamo a un’erosione della spesa per le cure domiciliari da parte della Regione.

Occorre inoltre attuare ed ampliare la Legge Regionale 10/2010 sui servizi domiciliari per persone non autosufficienti, che ancora manca del Regolamento attuativo. Intanto il Governo nazionale ha assegnato al Piemonte 45 milioni di euro per il Piano della non autosufficienza, 10 in più rispetto al 2018. Una bella boccata d’ossigeno.

2-Una delle ultime leggi approvate durante la Giunta Chiamparino riguarda la “Promozione delle politiche a favore dei diritti delle persone con disabilità”. Sta funzionando? Cosa possono fare gli enti locali, a cominciare dai Comuni, in questo ambito?

I Comuni possono fare moltissimo dal momento che in Italia la materia socio assistenziale è demandata proprio agli Enti Locali. Purtroppo però ci sono livelli di spesa diversi in ogni Comune e la Regione dovrebbe adoperarsi per coordinare ed uniformare gli interventi, anche attraverso la Legge 3/2019 approvata di recente dalla Giunta Chiamparino.

3-In occasione della Giornata Internazionale del 3 dicembre, l’UICI (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) ha lanciato un allarme, segnalando alcune criticità: difficoltà nello studio e nell’inserimento lavorativo (strutture scolastiche inadeguate e aziende che faticano a puntare sull’innovazione), le fatiche quotidiane legate alla mobilità, il timore che alcune conquiste sociali possano venir messe in discussione dalla crisi economica e da una politica spesso poco attenta alla reale condizione di chi è più fragile. Che ne pensa?

Per le persone con disabilità visiva una città grande come Torino nasconde una serie di barriere che rendono difficile la mobilità. Soprattutto nelle aree periferiche, attraversamenti che una persona vedente affronta in maniera naturale si rivelano, per un cieco, molto pericolosi. Il servizio di trasporto sostitutivo, finanziato dal Comune, è gestito con buoni taxi e mezzi attrezzati e per decenni ha consentito a tanti disabili di andare al lavoro o a scuola in autonomia e sicurezza (rappresentando un'eccellenza a livello nazionale). Ora è in grave crisi, ci sono liste d’attesa lunghissime e le scarse risorse a disposizione rendono difficile anche studiare soluzioni alternative. Dove presenti, alcuni ausili come i semafori sonori e i percorsi tattili a pavimento sono molto utili. Purtroppo la loro diffusione è a macchia di leopardo. A fronte di zone ben servite, ve ne sono altre quasi totalmente sprovviste. La Regione deve fare di più per monitorare la realizzazione del Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA) e l’abbattimento delle barriere sensoriali da parte degli Enti Locali, a partire dalle barriere di accesso agli studi medici.

Altro tema caldo è quello del lavoro. Vi sono aziende e perfino enti pubblici che non rispettano le leggi sul collocamento mirato (Legge 68/1999, Legge 113/1985, Legge 125/2015, Legge 104/2002) e che di fatto impediscono alle persone con disabilità di trovare uno sbocco occupazionale. Alcune professioni che per decenni sono state appannaggio delle persone cieche, come quella del centralinista telefonico, sono ormai quasi completamente soppiantate dai sistemi automatizzati. Si sta cercando di porre rimedio, adattando i corsi alla contemporaneità e prevedendo nuove mansioni, ad esempio l'addetto alle banche dati. Più in generale, oggi la tecnologia consentirebbe ai disabili visibili di svolgere lavori un tempo preclusi, anche nell'ambito delle libere professioni. E gli esempi, dall'avvocato all'informatico, non mancano. Quello che ancora manca è un salto culturale, che porti a considerare la persona disabile non più come un peso o un "obbligo di legge", ma come una persona dotata di competenze proprie, una potenziale risorsa per la collettività. Pochissime sono le grandi aziende e pochi gli enti pubblici a essersi dotati di un Disability Manager  una figura che invece, dove presente, ha un ruolo prezioso, come alcuni esempi virtuosi dimostrano. Primi fra tutti GTT e il Comune di Torino. Ora anche la Regione Piemonte si doti del suo Disability Manager, come previsto dalla Legge Regionale 3/2019.

La Legge Regionale 16/2017 ha riproposto su scala regionale l’innovativo Regolamento 307 del Comune di Torino che destina alle persone svantaggiate una quota delle assunzioni fatte tramite appalto pubblico. Ora si tratta di monitorarne l’applicazione, affinchè l’Ente Pubblico sia il primo a dare il buon esempio.

Non va poi dimenticato che i disabili fisici sono il 10%, i sensoriali il 10%, mentre l’80% è rappresentato dai disabili intellettivi, per i quali le difficoltà di inclusione sociale sono ancora maggiori.

  1. Anche altre associazioni stanno avanzando richieste specifiche nei confronti della politica.

Sì. L’ENS (Ente Nazionale Sordi) chiede da tempo un maggiore investimento sull’insegnamento della Lingua dei Segni Italiana (LIS) ai dipendenti di scuole ed uffici pubblici, oltre a sollecitare una Legge nazionale di riconoscimento di questa Lingua. La Lega del Filo d’Oro ha più volte sottoposto ai politici la grave condizione delle persone sordo cieche (che in Italia sono in numero che va da 3.000 a 11.000), chiedendo in particolare che la sordità (e non solo l’invalidità) sia riconosciuta anche quando viene contratta dopo i 12 anni d’età. Paradossalmente oggi non è così. Dal canto suo la Regione dovrebbe farsi promotrice di un aggiornamento del contributo economico per l’acquisto di protesi digitali ed impianti cocleari. Lo Stato eroga 650 euro a protesi a fronte di un costo che va da 5.500 a 7.000 euro a seconda della gravità della minorazione uditiva. Il contributo non è più stato aggiornato dal 1992.

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