56ma FESTA DEL FARO DI PRAROSTINO 25.6.2023

25 Giugno 2023

piemonte

56ma FESTA DEL FARO DI PRAROSTINO
25.6.2023
ORAZIONE DI MONICA CANALIS
2.4.2023
Buongiorno a tutti, sono felice di portarvi oggi il saluto del Consiglio regionale, di cui ho l’onore di far parte.
Il Monumento Faro ai Caduti della resistenza di Prarostino, inaugurato il 18 giugno 1967, è il simbolo della
volontà della popolazione pinerolese, e in particolare degli amministratori locali del nostro territorio, di
ricordare i 600 partigiani dei 51 Comuni pinerolesi, caduti nella lotta di liberazione contro il nazifascismo.
Progettato dagli architetti Roberto Gabetti ed Aimaro Oreglia d’Isola, realizzato con vari contributi, l'apporto
gratuito di ex-partigiani ed il dono del pietrame da parte dei cavatori di Bagnolo Piemonte, il monumento è
situato in una località non casuale, scelta per la sua posizione quasi centrale rispetto alla val Chisone, alla
val Pellice e alla pianura, che furono teatro di dolorose vicende della lotta partigiana, e per essere la zona in
cui si costituì il primo nucleo di resistenza armata nel pinerolese ed avvenne la prima cruenta azione di
repressione. Nella lotta partigiana, Prarostino e Roccapiatta ebbero sempre una parte di rilievo quale punto
di rifugio o di organizzazione.
Ci troviamo quindi in un luogo in cui riecheggiano ricordi, immagini, volti e voci del passato, che
magari non conosciamo personalmente, ma che ci sono in qualche modo familiari.
È a queste persone infatti che dobbiamo la nostra libertà materiale. E’ verso di loro che siamo debitori per la
riconquista della dignità del nostro paese dopo la dittatura fascista. Ed è grazie alla Resistenza vissuta da
queste persone che fu scritta la Costituzione italiana, fondamento della nostra convivenza civile.
Lo scorso 25 aprile il presidente Mattarella visitando la città di Cuneo ha pronunciato parole molto chiare
sulla Resistenza:
“Dopo l’8 settembre il tema fu quello della riconquista della Patria e della conferma dei valori della sua
gente, dopo le ingannevoli parole d’ordine del fascismo: il mito del capo; un patriottismo contrapposto al
patriottismo degli altri in spregio ai valori universali che animavano, invece, il Risorgimento dei moti europei
dell’800; il mito della violenza e della guerra; il mito dell’Italia dominatrice e delle avventure imperiali nel
Corno d’Africa e nei Balcani. Combattere non per difendere la propria gente ma per aggredire. Non per la
causa della libertà ma per togliere libertà ad altri. La Resistenza fu anzitutto rivolta morale di patrioti
contro il fascismo per affermare il riscatto nazionale… Il Piemonte, Regione decorata con la Medaglia
d’oro al merito civile, era una terra allora non prospera, tanto da ispirare a Nuto Revelli i racconti del “mondo
dei vinti”. Una terra ricca però di valori morali.”
Il monumento faro di Prarostino è simbolo di questa rivolta morale e dei valori morali di cui il
Piemonte si fece promotore.
Nel 1967, all’inaugurazione del monumento, era presente una vera folla e la commozione fu tanta, lo
dichiarò lo stesso Ferruccio Parri, nato a Pinerolo nel 1890, partigiano azionista, primo presidente del
consiglio dopo la liberazione. Parri disse in quell’occasione: “Non sono un nostalgico del passato e delle
patite sofferenze, ma non posso fare a meno di commuovermi davanti ad un monumento così bello e così
significativo, costruito in un anno di lavoro volontario dai partigiani pinerolesi pietra su pietra”.
Oggi siamo ancora in grado di commuoverci di fronte al sacrificio di uomini e donne del passato e di
esprimere i valori morali che consentirono la loro lotta di resistenza? Credo che siano queste le due
domande fondamentali su cui riflettere in una ricorrenza come quella odierna.
Corriamo il rischio di dimenticare o, peggio, di negare quello che è successo, ce lo ricordano spesso due
grandi testimoni come Liliana Segre ed Edith Bruck.
Di fronte al monumento che ricorda i 600 partigiani del pinerolese, possiamo prenderci l’impegno di tenere
viva la memoria di quanto è accaduto, per rendere onore alle vittime e alle loro famiglie e per tenere unita
la nostra comunità intorno ai valori che hanno animato la Resistenza. Il monumento può essere per tutti noi
un monito e un’esortazione a continuare quel cammino di libertà e di rivolta morale contro la violenza e
l’autoritarismo. Un impegno reso ancora più urgente dai tempi che stiamo vivendo in questo Paese dove è
evidente il tentativo di taluni di affermare una “narrazione” autoassolutoria e consolatoria, forse più

pericolosa del negazionismo esplicito. È una falsificazione dire che i martiri delle Fosse Ardeatine furono
trucidati in quanto italiani. No, furono trucidati in quanto antifascisti e furono trucidati con la complicità di altri
italiani che allora scelsero di stare dalla parte degli occupanti nazisti. È una falsificazione dire che il merito
della Liberazione dell’Italia fu degli Alleati, perché l’apporto dei partigiani è stato fondamentale, ancora di più
sul piano morale che non su quello militare: perché fu grazie a loro se abbiamo potuto recuperare la dignità
persa dal nostro Paese a causa dell’alleanza con Hitler. È una falsificazione far credere che sia esistito un
“fascismo per bene”, che all’inizio ha fatto anche delle buone cose. No, il fascismo, sin dai suoi esordi, fu
autoritario e violento. Basta ricordare la “strage di Torino” del 18 dicembre 1922, uno degli eventi più
significativi della catena di violenze che portarono al governo del Paese Benito Mussolini e il partito fascista.
Perché ha ragione la preside del Liceo da Vinci di Firenze: “Il fascismo non è nato con le grandi adunate
da migliaia di persone, è nato ai bordi di un marciapiede qualunque, con la vittima di un pestaggio per motivi
politici che è stata lasciata a sé stessa da passanti indifferenti”. È una falsificazione dire che, comunque,
anche allora noi italiani fummo gente per bene, non certo come le SS. No, noi italiani non fummo gente per
bene quando dichiarammo guerra al mondo, marciando accanto alle truppe Tedesche. O quando nel 1938
varammo le leggi razziali, lasciando che tanti italiani da un giorno all’altro, nelle università nelle scuole negli
uffici nei negozi nelle fabbriche, cessassero di essere tali, e potessero sparire, nell’indifferenza dei più e con
la connivenza di molti. Rendendoci così complici dello sterminio.
Di fronte al monumento che ricorda i 600 partigiani del pinerolese, possiamo poi prenderci l’impegno di
alimentare e coltivare i valori morali che consentirono la lotta di resistenza e la liberazione. Il
partigiano Giacomo Ulivi, ucciso a Modena a soli 19 anni nel 1944, ebbe a dire: “No, non dite di essere
scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è accaduto perché non ne avete più voluto sapere”.
La rivolta morale è possibile se qualcuno, anche solo una minoranza, tiene viva la coscienza dell’intero
popolo, la mantiene vigile e attenta, per fermare sul nascere le tentazioni dispotiche e antidemocratiche, per
tutelare il pluralismo culturale, proteggere le minoranze dalle persecuzioni, alimentare la tolleranza, il dialogo
e la mediazione, abiurare ogni forma di violenza, fisica o verbale, bandire l’intimidazione e la
demonizzazione dell’avversario, mitigare la polarizzazione del quadro politico, favorire l’inclusione di tutti
nella vita sociale e civile. Questi sono i valori morali che rappresentano il miglior antidoto al ritorno di regimi
illiberali, ma non sono sufficienti se di pari passo non si promuove anche un nuovo amore per la politica, che
contrasti sia il populismo distruttivo e qualunquista, sia la concezione proprietaria, ad personam, asservita
all’interesse personale o agli interessi di alcune corporazioni. Onoriamo la resistenza e i suoi valori se
sosteniamo la buona politica.
Guido Bodrato, mancato pochi giorni fa, nei suoi recenti articoli ci ricordava che “la crisi della democrazia
rappresentativa ha a che fare con la crescente ostilità verso la Carta costituzionale del '48 e con l'attacco al
ruolo dei partiti. È tornata in campo, ed è presentata come nuova, la vecchia idea della democrazia costruita
sulla personalizzazione della politica e sulla concentrazione del potere. Un impasto di autoritarismo e di
populismo. Così si propongono – come espressione del “cambiamento” – strategie che ricordano l'italietta
prefascista, dei notabili e del trasformismo”.
In questo anniversario possiamo allora fare nostri questi impegni della memoria e del rafforzamento dei
valori morali su cui si è fondata la Resistenza. Sosteniamo lo spirito e la lettera della Costituzione, di cui
ricorre il 75° anno dall’entrata in vigore, che disegna una Repubblica parlamentare, antifascista, una e
indivisibile, dando forma alle speranze e ai sogni di futuro di quanti combatterono e diedero la vita. Per
queste ragioni i valori dell’antifascismo e della Resistenza, incarnati nella Costituzione, non sono mai stati
così attuali come oggi: è bene che libertà e liberazione, piena democrazia ed eguaglianza sociale, lavoro,
pace, solidarietà orientino le Istituzioni della Repubblica e la vita quotidiana dei cittadini.
Grazie.
Viva la Resistenza!
Viva l’Italia!

Monica Canalis

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