
22.3.2025
I FIGLI NON APPARTENGONO AI GENITORI E NON SI COMPRANO
Dietro al caso della neonata marocchina portata illegalmente a Torino dentro ad una busta della spesa, c’è il dubbio che esista un fenomeno molto più ampio, un vero e proprio traffico di bambini stranieri destinati ad essere venduti a famiglie residenti in Italia.
La Procura e le Forze dell’ordine stanno indagando per chiarire i contorni di questa possibile tratta, ma, se fosse confermato anche un solo caso, sarebbe sufficiente a suscitare il nostro profondo sconcerto.
Torino è stata la prima città in Italia in cui, grazie a figure visionarie come Francesco Santanera, all’inizio degli anni ’70 si sono sperimentate forme di affido familiare, anticipando di diversi anni la legge 184/1983 sul diritto del minore ad una famiglia. A Torino si è dato un impulso determinante a questa nuova cultura di tutela dell’infanzia, che ha permesso di abbattere storiche impostazioni adultocentriche, per riconoscere il superiore interesse del minore e mettere al centro i suoi bisogni.
Per questo, fa ancora più male che fatti come quello della neonata marocchina, probabilmente destinata ad essere venduta, abbiano luogo nella nostra città.
Comprare non è amare. Questo è il principio chiave. La genitorialità non ha nulla a che vedere con il concetto di “acquisto” o di “possesso”, ma piuttosto con quello di “dono” e di “responsabilità”. Nel nostro ordinamento, esiste il diritto dei minori ad avere dei genitori, ma non il diritto degli adulti ad avere dei figli. Occorre promuovere gli affidi e le adozioni e contrastare ogni abuso sui minori, ogni desiderio di genitorialità che leda i diritti umani fondamentali dei bambini o che si basi su una transazione commerciale, di qualsiasi tipo. Ogni volta che un minore viene trattato come un oggetto si configura un abuso.
La propaganda degli ultimi anni contro gli affidi ha ridotto drammaticamente il numero di famiglie disponibili ad accogliere in casa propria i minori in difficoltà, ma siamo ancora in tempo per rilanciare questo istituto, proprio a Torino, che è la città in cui è nato.
Siamo ancora in tempo per coltivare un’idea corretta di genitorialità, di figure genitoriali che hanno doveri verso i figli, più che diritti, di figli che non appartengono ai loro genitori, ma sono da loro custoditi e protetti. Esercitando una responsabilità che è condivisa con l’intera comunità in cui i figli nascono e crescono.
“Per crescere un bambino ci vuole un villaggio”, recita un proverbio africano. E infatti la responsabilità del benessere dei minori che crescono nella nostra città è di tutti noi, è collettiva e ci fa indignare per i troppi casi di minori trascurati, presi in carico dai servizi sociali e forse ora anche “comprati” come se fossero una merce.
Monica Canalis – Consigliera regionale PD
Dal convegno di Milano una boccata d’ossigeno per tutti i Cattolici democratici d’Italia.
Monica Canalis
2.2.2025
(Pubblicato sulla rivista "Il Sicomoro")
Una giornata così è una boccata d’ossigeno! Lo abbiamo detto più volte dopo il convegno dello scorso 18 dicembre a Milano, promosso da Comunità Democratica, l’associazione guidata da Graziano Delrio.
Non un nuovo partito né una presenza settaria nel Pd, ma un cantiere di idee, per essere sale e lievito, in dialogo con le altre culture politiche. Non un nuovo partito, ma una chiara appartenenza alla cultura politica del Cattolicesimo democratico, che va oltre il perimetro degli attuali partiti e sopravvive alla caduta del muro di Berlino, al cambio di secolo, all’avvento delle tecno-destre e al declino europeo.
Nel giorno dell’anniversario dell’appello ai liberi e forti di Sturzo, i Cattolici democratici hanno voluto ritrovarsi “soprattutto perché hanno voglia di discutere”, ha detto Castagnetti. Quindi non un’iniziativa strumentale per mandare un messaggio a Schlein in vista della composizione delle liste per il prossimo Parlamento, non una discesa in campo di Ernesto Maria Ruffini, non un’ossessione per il “chi”, ma per il “cosa” e il “perché”, per i contenuti e le motivazioni. “Non si tratta di costruire nuovi partiti o nuove aree all’interno di un partito. Si tratta di coinvolgere insieme nuovi elettori”, ha detto lo stesso Ruffini. Il momento è grave, l’astensionismo è altissimo, le sfide internazionali ed educative sono drammatiche ed è necessario che anche i Cattolici democratici diano il loro contributo, nel merito delle questioni e con il metodo che li contraddistingue, uscendo dal pre-politico in cui si sono spesso rifugiati.
Il 18 gennaio è finita la fase di afasia, forse su spinta del rinnovato fermento nel laicato cattolico, a partire dalla Settimana sociale di Trieste del luglio scorso. Nelle parole di Graziano Delrio “Trieste ha dimostrato che un fuoco, una brace c’è, in particolare tra i giovani e le donne. Il compito della politica è ravvivare questa brace. Quello che è certo, è che non possiamo più limitarci a custodire la cenere”. E i giovani sono forse il tallone d’Achille dell’iniziativa milanese: troppo pochi nel pubblico e anche sul palco. Bisognerà lavorarci, se davvero si intende costruire proposte proiettate nel futuro, che escano dal “presentismo” (cit. Castagnetti) o dalla “nostalgia”.
Si è rivelato molto efficace il mix di politici (Emilio Del Bono, Marco Granelli, Stefano Lepri, Fabio Pizzul, Silvia Costa, Paolo Ciani, Francesco Russo, Giorgio Tonini in collegamento dal convegno di Libertà Eguale ad Orvieto, Pierluigi Castagnetti), intellettuali (Leonardo Becchetti, Elena Granata, Ernesto Maria Ruffini) ed esponenti di associazioni (Emiliano Manfredonia delle ACLI), che nel corso della mattinata si sono alternati al microfono, a dimostrazione della necessità di una contaminazione tra addetti ai lavori, società civile e mondo della cultura.
Le citazioni più applaudite sono state quelle di Tina Anselmi e David Sassoli. Lo stesso Sassoli che, lo ha ricordato Ruffini, “è stato fondamentale nella costruzione di quella che viene chiamata la maggioranza Ursula che ormai da due legislature governa l'Europa. Forse, se ci fosse ancora lui, ci farebbe riflettere su come quella maggioranza nata in un momento di necessità potrebbe diventare una scelta solida per essere alternativi alla destra. Alternativi. Perché, come si diceva molti anni fa, se vinci con la destra è la destra che vince!”.
Il convegno del 18 gennaio è stato una ripartenza, ma non basta, perché, come ha detto ancora Ruffini nel suo intervento “la politica non dipende mai da un buon inizio, anche se con le migliori intenzioni. È impegno di ogni giorno.” Speriamo quindi di non trovarci di fronte ad un evento isolato, ma agli albori di una duratura esperienza, basata su una rete ampia e forte che lavori con continuità e nuovo slancio per il bene del Paese e dell’Europa.