PRIVACY E COOKIE POLICY

Ultimo aggiornamento: 9 giugno 2026

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22.3.2025

I FIGLI NON APPARTENGONO AI GENITORI E NON SI COMPRANO

Dietro al caso della neonata marocchina portata illegalmente a Torino dentro ad una busta della spesa, c’è il dubbio che esista un fenomeno molto più ampio, un vero e proprio traffico di bambini stranieri destinati ad essere venduti a famiglie residenti in Italia.

La Procura e le Forze dell’ordine stanno indagando per chiarire i contorni di questa possibile tratta, ma, se fosse confermato anche un solo caso, sarebbe sufficiente a suscitare il nostro profondo sconcerto.

Torino è stata la prima città in Italia in cui, grazie a figure visionarie come Francesco Santanera, all’inizio degli anni ’70 si sono sperimentate forme di affido familiare, anticipando di diversi anni la legge 184/1983 sul diritto del minore ad una famiglia. A Torino si è dato un impulso determinante a questa nuova cultura di tutela dell’infanzia, che ha permesso di abbattere storiche impostazioni adultocentriche, per riconoscere il superiore interesse del minore e mettere al centro i suoi bisogni.

Per questo, fa ancora più male che fatti come quello della neonata marocchina, probabilmente destinata ad essere venduta, abbiano luogo nella nostra città.

Comprare non è amare. Questo è il principio chiave. La genitorialità non ha nulla a che vedere con il concetto di “acquisto” o di “possesso”, ma piuttosto con quello di “dono” e di “responsabilità”. Nel nostro ordinamento, esiste il diritto dei minori ad avere dei genitori, ma non il diritto degli adulti ad avere dei figli. Occorre promuovere gli affidi e le adozioni e contrastare ogni abuso sui minori, ogni desiderio di genitorialità che leda i diritti umani fondamentali dei bambini o che si basi su una transazione commerciale, di qualsiasi tipo. Ogni volta che un minore viene trattato come un oggetto si configura un abuso.

La propaganda degli ultimi anni contro gli affidi ha ridotto drammaticamente il numero di famiglie disponibili ad accogliere in casa propria i minori in difficoltà, ma siamo ancora in tempo per rilanciare questo istituto, proprio a Torino, che è la città in cui è nato.

Siamo ancora in tempo per coltivare un’idea corretta di genitorialità, di figure genitoriali che hanno doveri verso i figli, più che diritti, di figli che non appartengono ai loro genitori, ma sono da loro custoditi e protetti. Esercitando una responsabilità che è condivisa con l’intera comunità in cui i figli nascono e crescono.

“Per crescere un bambino ci vuole un villaggio”, recita un proverbio africano. E infatti la responsabilità del benessere dei minori che crescono nella nostra città è di tutti noi, è collettiva e ci fa indignare per i troppi casi di minori trascurati, presi in carico dai servizi sociali e forse ora anche “comprati” come se fossero una merce.

Monica Canalis – Consigliera regionale PD